Sacro Monte di Varallo: viaggio fra arte e spiritualità nel cuore della Valsesia
Art & Culture Varallo

Sacro Monte di Varallo: viaggio fra arte e spiritualità nel cuore della Valsesia

Varallo,Italia

Sacro Monte di Varallo: viaggio fra arte e spiritualità nel cuore della Valsesia

Un elegante nugolo di case dal tetto spiovente addossato alle verdi pareti rocciose; in basso il fiume Sesia, che traccia il perimetro della valle cui dà il nome. È qui che il viaggiatore raggiunge il borgo di Varallo, nel cuore della Valsesia incastonata nel suggestivo arco alpino che corona l’Italia. Sulla sommità dell’abitato, fin dall’epoca Rinascimentale, sorge il Sacro Monte di Varallo: un complesso formato da una Basilica e quarantaquattro cappelle che riproducono, fedelmente, alcuni luoghi della Terra Santa.



Erano gli anni, quelli del ‘400, in cui recarsi in pellegrinaggio in Palestina stava diventando pericoloso per via delle scorribande dei Turchi. Fu un frate francescano, Bernardino Caimi, a portare avanti un’idea profondamente ambiziosa: ricreare, in terra italiana, un luogo che riproducesse non solo le architetture e l’urbanistica dei posti sacri al cattolicesimo; ma che ne rievocasse anche la spiritualità e il senso di “estraniamento” dalle passioni mondane. Il viaggiatore che oggi si troverà a percorrere queste piccole strade scavate nella roccia, avrà ben chiara questa sensazione.

La visita può cominciare ai piedi del Sacro Monte, in Varallo città, dove sorge la Chiesa di Santa Maria delle Grazie che ospita una delle opere più maestose del Cinquecento italiano: la Parete Gaudenziana, raffigurante le storie della vita di Cristo. Ciclo di affreschi così definito dal nome del suo autore, Gaudenzio Ferrari, risalente al 1513: una delle maggiori espressioni del Rinascimento pittorico nel Nord Italia. Venti riquadri che occupano l’intera parete sovrastante l’altare, perfettamente conservati, esempio mirabile del racconto evangelico tramutato in immagine. Il cammino prosegue poi a piedi o in funivia, risalendo verso la Basilica e le cappelle che compongono il mosaico architettonico e monumentale nel cuore del Sacro Monte.



È qui che troviamo le magnifiche statue lignee e di terracotta, molte delle quali opera sempre di Ferrari, che costituiscono un unicum nell’arte Cinquecentesca. Tutte le cappelle sono parte di una narrazione più ampia, raccontando ognuna un singolo episodio della vita di Cristo: la natività, l’arrivo dei Magi, la strage degli Innocenti, fino all’Ultima Cena, al Calvario e alla Crocifissione. La grandezza di Ferrari e degli altri autori che hanno lavorato a questa narrazione in forma di statue, sta nell’aver restituito dinamismo, espressività e plasticità ai corpi. Inserendoli in un contesto ambientale dove sembrano prendere vita. A ciò contribuisce la capillare attenzione che gli artisti hanno posto nell’affiancare ai soggetti sacri, protagonisti del racconto, le figure che riproducono con incredibile realismo le caratteristiche del popolo valsesiano. Troveremo, quindi, il contadino sdentato, la lavandaia indaffarata nelle sue mansioni, la nobildonna dalle preziose vesti, il giudeo dal grande gozzo. Scelta espressiva, quella di Ferrari, che caratterizza tutte le opere scultoree del luogo, donando un tale naturalismo da farle sembrare vive: veri abitanti che percorrono quotidianamente le strade e le ampie piazze.

Una concezione scenica che trasforma il Sacro Monte di Varallo in un vero teatro all’aria aperta. Tanto che Samuel Butler, scrittore dell’Ottocento inglese, definì questo luogo come “gran teatro montano”, colpito dal realismo delle figure e dalla profondità quasi da “messa in scena” degli spazi. Il Sacro Monte attraversa quattro secoli di Storia: dalla regola di San Francesco alle esigenze pedagogiche della chiesa controriformata. Un apparato figurativo e un percorso storico, artistico e spirituale unico al mondo.



Tutto il territorio Lombardo-Piemontese è caratterizzato dal profilo dei Sacri Monti (in Italia, oltre a quello di Varallo, se ne contano altri 7, tutti Patrimonio dell’Umanità Unesco). Luoghi di accoglienza e pellegrinaggio, e per tale motivo depositari di una grande tradizione di ospitalità. A Varallo, in particolare, il viaggiatore potrà perdersi – oltre che tra le cappelle del Sacro Monte – fra l’acciottolato delle stradine del centro storico: dalle chiese Rinascimentali come la già citata Santa Maria delle Grazie, alla Collegiata di San Gaudenzio, fra l’ampio loggiato e l’imponente scalinata che congiunge l’edificio alla piazza. Le forme solenni e assieme armoniose delle architetture conferiscono, a Varallo, la grazia e l’imponenza tipiche del periodo Cinquecentesco, arricchite dal gusto più “baroccheggiante” delle facciate delle case. Senza dimenticare i Quattrocenteschi palazzi nobiliari, come il Palazzo Scarognini-D’Adda, dimora di famiglie aristocratiche locali.

Un viaggio nel tempo che diventa anche scoperta delle tradizioni, come quella del patrimonio gastronomico. Nei verdi declivi della Valsesia nasce, ad esempio, la Toma: formaggio tipico piemontese a pasta dura o semimorbida; oppure la Mascarpa: ricotta valsesiana che può essere abbinata a marmellate e miele. Così come alcuni salumi di pregevole fattura: il salame, il lardo e la mocetta su tutti. Quest’ultima è ottenuta da carni di magatello bovino (la parte alta ed esterna della coscia) o di camoscio, e poi speziata con erbe di montagna. Altro prodotto tipico valsesiano è la miaccia: una cialda preparata con farina bianca, latte e uova, da abbinare sia a pietanze salate – come la toma, suo abbinamento d’elezione, il gorgonzola o i salumi – che dolci, dalle marmellate alla nutella. Tutte preparazioni che il viaggiatore può agevolmente trovare nei ristoranti e nelle osterie tipiche di Varallo.

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